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COMUNICARE IL TEMPO: SOLARI E IL DESIGN DEMOCRATICO.

di Alessandro Verona

Quando nel 1954 Gio’ Ponti, sotto l’ egida della Rinascente, istituisce il Compasso d’ Oro, intuisce la necessità di premiare quei prodotti che pongono al centro dell’ attenzione un rinnovato rapporto tra valore formale e funzionale. Lasciata la filosofia etica/estetica del design storico (anni venti/trenta) della triade qualità/quantità/basso prezzo, il design, inteso come disegno del prodotto industriale, avvia una nuova stagione che, a partire dall’ esperienza tedesca del Bauhaus di Walter Gropius, pone al centro del dibattito, con il contributo fondamentale della Scuola di Ulm (Hochschule für Gestaltung) di Max Bill, nuovi modelli e un nuovo approccio progettuale. Non solo il design ma anche la grafica, la comunicazione, la tipografia, l’ architettura, la scultura, la pittura si basano, per Max Bill, sull’ idea che la bellezza artistica sia il risultato di un ordine mentale fondato sulla conoscenza scientifica.
Tra gli anni cinquanta e sessanta, in Italia si va affermando una felice egemonia culturale che mette insieme il mondo dell’ industria con il mondo dei progettisti, con il mondo dei consumi.
Sono gli anni della Olivetti con la macchina da scrivere portatile Lettera 22, della Necchi con la macchina da cucire BU Supernova, di Valextra con la valigia-borsa d’affari 24ore che non a caso vengono premiati con il primo Compasso d’Oro e che inaugurano una felice stagione che, anche per il contesto economico, mai più tornera’.

Qualche anno prima, nel 1951, due giovani neanche trentenni, il talento udinese Gino Valle e Michele Provinciali, giovane grafico presentato da Argan, Venturi e Gropius, frequentano con le rispettive borse di studio Chicago, il primo all’ Harvard Graduate School of Design, il secondo all’ Institute of Design fondato da Laslo Moholy-Nagy.
Come sempre la formazione ed il tipo di esperienze più o meno internazionali fanno la differenza.
In seguito all’ ideazione di Remigio Solari dell’ originale meccanismo a scatto di cifre, nel 1954 viene affidato a Gino Valle il progetto di una vera e propria famiglia di orologi industriali. Insieme alla sorella Nani, con l’ inventore belga John Myers e Michele Provinciali, la Solari scrive nel 1956 il suo nome nella terza edizione del premio oltre ad altri otto premiati. Il valore riconosciuto nell’ oramai storico Cifra 5 risiede nell’ oggetto che risolve un insieme problemi in maniera eccellente: nel gruppo di lavoro ognuno fa la sua parte in una armonia e un gusto che fanno del miesiano “less is more” l’ ordine di scuderia.
Certamente il percorso artistico di Gino Valle come pittore ma soprattutto come architetto in relazione con le espressioni plastiche di quell’ epoca sono un ulteriore elemento utile alla comprensione della genesi delle forme. Basti pensare al rapporto con Dino Basaldella per il quali è riservato sovente un ruolo significativo delle sculture nelle sue architetture.

Ma questa lezione di good design racconta come in un oggetto come questo, il problema della comunicazione visiva legato alla dimensione e tipo di carattere dei numeri aggiunge valore al prodotto. Da questa esperienza nascono un carattere che determina una immagine grafica e ed un logo che diventeranno il marchio. Tuttora il marchio della Solari oltre ad utilizzare la stessa grafica sfrutta l’ immagine del meccanismo dell’ orologio.
Ma vi è un ulteriore motivo per apprezzare questo oggetto che fa del moto perpetuo che misura il tempo, la sua funzione. Per chi lo conosce c’è anche un aspetto “sonoro” nel dispositivo elettromeccanico ( l’ era digitale ci ha fatto dimenticare tutto ciò) al cambio dei minuti e delle ore che ci ricorda la tecnica di funzionamento e che romanticamente nei luoghi ci ricorda la sua presenza e anima.
Cifra 5 è uno di quegli oggetti che con la loro immanenza e memoria ci rendono più sicuri per il segno riconoscibile che continuano a lasciare.

La fortunata storia si ripeterà più tardi nel 1962 quando, nella settima edizione del Compasso d’oro, il premio andrà ai Teleindicatori Alfanumerici targati sempre Gino Valle.
La Solari, con Cifra 3 nato per i luoghi di lavoro ed evoluto in Cifra 5 in una versione più domestica, entra con il nuovo prodotto nei luoghi della modernità quali aeroporti e stazioni che così, attraverso questo “servizio” made in Solari, completano la loro funzione di interscambio.
Oggi in questi luoghi o meglio non luoghi simbolo della globalizzazione, la Solari continua a esportare il Made in Italy fatto di tecnologia e gusto (friulano, in questo caso, come vocazione alla rinuncia del superfluo).

Infine, nel momento in cui si pone oggi il dibattito sul valore etico del design potremmo guardare a questa esperienza come un modello al quale fare riferimento per l’ atteggiamento generale nei confronti del prodotto e del processo.
Per riconsiderare un’ atteggiamento che, frutto del suo tempo, talvolta si è lasciato andare alle mode e tendenze del momento producendo talvolta parodie di se stesso.
Ripensando il Friuli del futuro è necessario partire dagli esempi e dalle esperienze di valore assoluto come quella della Solari, cioè da quelle che sono oramai entrate oltre che nella storia del prodotto, nella memoria collettiva nella quale ci riconosciamo e che quindi ci appartiene. In fondo la nostra identità è anche una conseguenza dell’ appartenenza ad una o più storie specifiche fatte di tanti contributi dei quali quello della Solari rimarrà uno dei più significativi.